UN PITTORE ED UNA POETESSA,
DUE VITE INSEPARABILI
Dal mensile IN ASPROMONTE di luglio 2015
Arrivava dal Canada,
Carmela Curulli. In quella terra lontana aveva perso il padre, e sulla nave per
l’Italia, uguale a quelle che vengono riproposte in tanti film, aveva esalato
gli ultimi respiri pure la madre. Erano gli anni ’30 del Novecento, la ragazza
era nata a Montreal nel 1918 ed in quel viaggio disperato aveva pensieri che si
confondevano con la salinità dell’orizzonte.
Perché in mare aperto è impossibile non guardare l’orizzonte senza collegarlo, in un certo modo, al proprio futuro, alle proprie domande e angosce. Nel porto di Palermo la attendeva un giovane pittore, Domenico Bonfà (che più tardi anagrammerà il suo cognome in Fàbon). Domenico, nato a Sant’Agata del Bianco (RC) nel 1912, era apprendista in una bottega d’arte a Catania e non conosceva l’aspetto della ragazza che, tra l’altro, era una sua parente.
DUE VITE INSEPARABILI
Dal mensile IN ASPROMONTE di luglio 2015
Perché in mare aperto è impossibile non guardare l’orizzonte senza collegarlo, in un certo modo, al proprio futuro, alle proprie domande e angosce. Nel porto di Palermo la attendeva un giovane pittore, Domenico Bonfà (che più tardi anagrammerà il suo cognome in Fàbon). Domenico, nato a Sant’Agata del Bianco (RC) nel 1912, era apprendista in una bottega d’arte a Catania e non conosceva l’aspetto della ragazza che, tra l’altro, era una sua parente.
Non sappiamo
esattamente come andarono le cose, non sappiamo se si riconobbero subito né
cosa si dissero, ma, poco tempo dopo, i due si innamorarono e si sposarono
proprio a Sant’Agata nel 1933.
Esiste ancora una foto di
quelle nozze. E’ stata conservata da Alba Dieni, una pittrice straordinaria
(figlia di Giuseppe Dieni, autore di Dove
nacque Pitagora?, Frama Sud 1976), che ammirava molto la figura artistica
di Fàbon.
Dopo il matrimonio,
Carmela, che aveva frequentato delle scuole private in Canada, iniziò a leggere
con passione tutto ciò che riusciva a trovare, scriveva versi, osservava il marito
che disegnava forme misteriose e paesaggi mediterranei.
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Carmela Curulli |
Dopo qualche anno di
permanenza a Sant’Agata del Bianco, dove il padre di Fàbon gestiva una
falegnameria con l’eleganza di uno scultore rinascimentale, i due si
trasferirono a Reggio Calabria.
Ma nel 1942 arriverà la chiamata alle armi e Domenico (ormai
denominato da tutti, in paese, “u pitturi”) sperimenterà la vita da prigioniero a Tobruch, in Libia. Carmela vivrà nella speranza quotidiana della
liberazione del marito, temendo per la sua salute. Continuerà i suoi studi
a casa, da autodidatta, ed intanto, senza nemmeno saperlo, diventava poetessa.
Ecco come viene menzionata nel volume “Due
più due fa cinque” (L’Avamposto, 1986): “Donna dal portamento distinto,
quasi aristocratico, ma immune da tendenze elitarie, Carmela Curulli, pur non
sorretta da studi regolari, è riuscita ugualmente ad impadronirsi della lingua.
E spinta del desiderio della parola scritta ha cercato di dare forma ai suoi
sentimenti. Nei suoi versi troviamo una sofferenza quasi sempre soffocata dalla
quotidianità, dalle ristrettezze ambientali. Ed anche la coscienza della
brevità del sogno”.
Fàbon rientrerà dalla Libia
nel 1946 e la giovane moglie, che lo aveva atteso come una Penelope moderna,
non lo abbandonerà più. I due affronteranno ogni viaggio, ogni difficoltà,
insieme. Carmela seguirà il marito in giro per l’Italia, in Canada, negli Stati
Uniti. Le due vite, inseparabili, saranno sempre volte alla difesa della loro
arte.
Nel periodo di soggiorno a Ravenna (1954-55), Carmela (che firmerà sempre
i suoi lavori: Carmela Curulli Fàbon) diventerà caporedattore della rivista “Il
Sentimento”. Le sue poesie saranno pubblicate anche da altri periodici, come
“Calabria letteraria”.
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Domenico Bonfà, in arte FÁBON |
Sono tempi difficili,
che questi artisti, grandi e semplici nello stesso tempo, vivranno adattandosi
alle tante geografie del mondo. “Siamo come coriandoli, che un’alta mano sparge
sulla terra nell’ebbrezza serale..” scriverà Carmela nell’incipit di una poesia
del 1954.
Secondo i figli di Fàbon il padre avrebbe probabilmente abbandonato il
suo impegno di pittore, sconfitto dalle difficoltà, se non avesse avuto al suo
fianco una donna che aveva compreso che egli poteva essere unicamente quello,
destinato a vivere solo all’interno della sfera della sua sensibilità. E quando
ai vari riconoscimenti si alternavano i momenti di precarietà, quando
non era possibile comprare nemmeno una tela o ricavare l’esattezza di un colore,
l’unione di queste due persone non smarriva mai la loro forza, la loro verità
da salvare.
Basta immaginarla la
vita di un pittore ed una poetessa nel contesto storico calabrese di quegli
anni, nella nostra terra senza memoria, dove l’esistenza di un artista non può
che essere “tragica”.
Non so se esistano
intellettuali in Calabria; ho imparato, però, che non ci sono politici. Non si spiegherebbe altrimenti l’oblio di tante figure della nostra cultura,
completamente cancellate. Non si comprenderebbe perché da più di 30 anni
non viene allestita una mostra con le opere di Fàbon.
Il 27 agosto del 1969,
il pittore, vinto da un male incurabile, si spense a Roma, quasi certamente
guardando la moglie con quegli occhi che lo scrittore Giuseppe Melina descriveva
come “un guizzo” che “se si accentra su un foglio di carta, lo brucia forse.”
L’anima di lei, come
era naturale, cessò di vivere in quel preciso giorno. E poco importa se
l’anagrafe ci ricorda che Carmela Curulli morì nel 1974.
Per una poetessa ed un
pittore anche l’ultimo viaggio, quello più misterioso, non può che essere affrontato
insieme.
DOMENICO
STRANIERI
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